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[vc_row][vc_column][vc_column_text]Il settore della logistica si conferma grande protagonista nel campo degli investimenti immobiliari. Secondo un recente rapporto di Savills, nel primo trimestre del 2022, il comparto ha contribuito all’investimento di 700 milioni di euro, evidenziando una tendenza in crescita (+139% rispetto al 2021 e +300% rispetto alla media dei primi trimestri degli ultimi cinque anni). 

In particolare, nei primi tre mesi dell’anno in corso sono stati acquistati un milione di metri quadrati relativi a 52 asset. Più della metà delle acquisizioni riguarda soluzioni cross-dock. La maggior parte dei volumi di investimento ha coinvolto asset logistici standard con il 68%.

Le città protagoniste: Verona leader

In termini di volumi investiti è Verona la città che guida la classifica, con oltre 200 milioni di euro investiti e la chiusura di 3 operazioni. A seguire Milano, che fa segnare il 24% dei volumi trimestrali. E se il Nord Italia conferma la propria leadership come l’area in grado di movimentare il maggior volume degli investimenti, il rapporto promosso da Savills evidenzia anche una certa vivacità in location considerate secondarie. 

L’identikit degli immobili più richiesti: sostenibilità al top

L’obiettivo delle aziende di coniugare sostenibilità e riduzione dei costi spinge verso l’alto la richiesta di immobili efficienti e a basso consumo energetico. In termini di canoni, Milano e Roma si confermano entrambe 58 € al metro quadrato, Verona 50 € al metro quadrato e Piacenza 48 € al metro quadrato.[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row]

[vc_row][vc_column][vc_column_text]Prendono forma gli obiettivi nazionali in tema di mobilità e sostenibilità per il 2023. 

Con l’Atto di Indirizzo il Ministro delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili, Enrico Giovannini, ha indicato agli uffici del Mims le priorità da considerare per la programmazione degli obiettivi del prossimo anno

In linea con quanto già attuato nel corso del 2022, l’Atto di Indirizzo intensifica le azioni e gli interventi in relazione alle milestone e ai target da conseguire il prossimo anno per l’attuazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza e del Piano Complementare, anche in relazione a tutte le altre attività del Ministero finalizzate alla sostenibilità. 

Quattro gli assi prioritari

Nell’Atto di Indirizzo il Ministro Giovannini individua quattro priorità politiche, con le relative aree di intervento, ai fini della programmazione strategica per il 2023: 

  • il miglioramento della sicurezza delle infrastrutture e della mobilità delle persone, 
  • lo sviluppo di infrastrutture sostenibili e resilienti, anche per tenere conto dei cambiamenti climatici, 
  • l’aumento dell’efficienza e della sostenibilità del sistema dei trasporti, 
  • il miglioramento dell’efficienza dell’azione del Ministero e avvio di una gestione sostenibile delle sue strutture.

La programmazione dovrà quindi specificare nel dettaglio le misure da mettere in campo per ciascuna area di intervento.

Entro la fine di settembre i dirigenti del Ministero definiranno la programmazione dettagliata degli interventi e proporranno al Ministro le misure da adottare per raggiungere gli obiettivi per ciascuna area di intervento.[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row]

[vc_row][vc_column][vc_column_text]Lo shopping online è una realtà ormai consolidata. Gli italiani, dal lockdown in poi in particolare, hanno scoperto il piacere di comprare ogni tipo di prodotto da negozi virtuali e portali. L’impatto ambientale dell’ecommerce però non va trascurato, dal packaging ai trasporti. Un effetto su inquinamento e ambiente che può essere contenuto da alcuni accorgimenti.

La società Quantas Italia ha stilato il rapporto “Sostenibilità: aggiungi al carrello. E-commerce nel settore fashion in Italia: buone prassi di sostenibilità nel contesto omnicanale”, con l’obiettivo di valutare l’impatto ambientale dello shopping online e allo stesso tempo delineare delle linee guida per ridurlo. 

Ridurre l’impatto ambientale dello shopping online: ecco come!

In Italia, si legge nel documento, il 75% delle emissioni di gas a effetto serra è causato dal packaging di consegna. Seguono le fasi di spedizione e delivery, con il 15%. Il 7% è dovuto invece all’utilizzo dei siti di shopping online. Chiude la classifica degli elementi più inquinanti la logistica dei resi, che impatta per il 3%.

Il primo passo è sicuramente quello della promozione di investimenti a favore di packaging riutilizzabili, leggeri e realizzati con materiali 100% riciclati. Per le consegne vanno invece adottati sistemi di mobilità green, come per esempio i mezzi elettrici o le cargo bike per l’ultimo miglio. No alle spedizioni transfrontaliere per via aerea, responsabili di alti livelli di emissioni di anidride carbonica nell’atmosfera. [/vc_column_text][/vc_column][/vc_row]

[vc_row][vc_column][vc_column_text]La sostenibilità è un tema ormai costantemente al centro delle politiche di sviluppo delle aziende del settore logistica e spedizioni. Uno degli strumenti più efficaci per promuovere una logistica sostenibile è il trasporto green

Il ministero per la Transizione Ecologica ha previsto una serie di contributi per le aziende che intendono acquistare biciclette adibite al trasporto delle merci, anche con pedalata assistita. 

Le aziende destinatarie e lo stanziamento

Il beneficio è istituito per migliorare la logistica urbana e viene erogato alle piccole e medie imprese sotto forma di credito d’imposta. Viene previsto uno stanziamento di 2 milioni di euro per offrire un contributo pari al 30% delle spese sostenute per l’acquisto di queste biciclette, con un massimo di 2000 euro l’anno per ogni impresa.

Come si accede al finanziamento

Il Decreto del ministero per la Transizione Ecologica del 9 marzo pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale numero 98 del 28 aprile 2022 chiarisce le modalità di accesso al finanziamento. Le biciclette devono essere predisposte in fabbrica al trasporto di merci con uno o più vani merci chiaramente identificabili. La massa complessiva non deve superare i 250 chilogrammi, che salgono a 300 chili in presenza di un rimorchio e il volume massimo del vano di carico deve essere uguale o maggiore a 200 dm3 per uno o più vani chiusi, oppure 25 dm2 per una o più superfici di carico. Le imprese devono inviare un’apposita domanda al ministero per la Transizione Ecologica entro il 30 giugno.[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row]

[vc_row][vc_column][vc_column_text]Con la firma dell’atto costitutivo, prende vita il Centro Nazionale per la Mobilità Sostenibile. Si tratta di un progetto ambizioso, che prevede un investimento di 394 milioni di euro per i primi 3 anni (2023-2025), con il coinvolgimento di 696 ricercatori degli enti partner e di 574 neoassunti. L’obiettivo è quello di diventare uno strumento reale per la crescita e lo sviluppo in un settore chiave come quello della mobilità, che si stima raggiungerà un valore complessivo a livello nazionale di 220 miliardi di euro nel 2030, assorbendo il 12% della forza lavoro.

Un ponte tra mondo accademico e imprese a favore della mobilità green

Il Centro integra 25 università, e relativi centri di ricerca, e 24 grandi imprese attive nell’ambito della mobilità e delle infrastrutture che uniscono le forze con l’obiettivo di accompagnare la transizione green e digitale della mobilità in un’ottica sostenibile, garantendo la transizione industriale e supportando le istituzioni locali nell’implementazione di soluzioni moderne, sostenibili e inclusive.

Le aree di attività per una mobilità smart e sostenibile

Cinque gli ambiti tecnologici sui quali sarà incentrata l’attività del Centro Nazionale per la Mobilità Sostenibile:

  • mobilità aerea;
  • veicoli stradali sostenibili;
  • trasporto per vie d’acqua;
  • trasporto ferroviario;
  • veicoli leggeri e mobilità attiva.

Il Centro sarà strutturato con un punto di riferimento centrale, che avrà sede a Milano, e 14 nodi distribuiti su tutto il territorio nazionale, a garanzia di quel riequilibrio territoriale che è tra le priorità del Pnrr

Tra i soggetti coinvolti anche l’Università degli Studi di Napoli Federico II e l’ Università Napoli Parthenope. [/vc_column_text][/vc_column][/vc_row]

[vc_row][vc_column][vc_column_text]Si è conclusa la seconda edizione di Reaction to Value, il programma promosso da Tgroup SpA.  Il 17 settembre 2022, negli spazi dell’headquarter di Nola, in provincia di Napoli, l’azienda ha premiato dipendenti e collaboratori, attraverso l’assegnazione di azioni della società. 

Reaction to Value: un programma per valorizzare lo spirito di squadra

“Reaction to Value” è un programma quinquennale, giunto alla seconda edizione, attraverso il quale Tgroup SpA punta a valorizzare lo spirito di appartenenza e il lavoro di squadra. Grazie a questa iniziativa, i dipendenti sono in grado di acquisire informazioni, spazi di azione e cooperazione sempre più rilevanti. 

Grazie a questa iniziativa, i dipendenti e i collaboratori più meritevoli ottengono come premio strumenti finanziari specifici emessi dal CdA aziendale. Al termine del programma quinquennale, i dipendenti potranno ricevere azioni della Tgroup SpA in cambio dell’impegno al raggiungimento degli obiettivi aziendali.

Il progetto punta sulla partecipazione sempre più attiva dei dipendenti alle dinamiche aziendali, al rafforzamento del senso di appartenenza e a premiare le tante forze vitali che, con entusiasmo e passione, ogni giorno collaborano al successo di Tgroup SpA. Reaction to Value consente ai dipendenti di acquisire informazioni, spazi di azione e cooperazione sempre più rilevanti. 

“Il programma Reaction to Value – spiega Giuseppe Terracciano, presidente Tgroup SpA – si inserisce in un più ampio obiettivo aziendale. La nostra realtà è fatta di persone, storie, famiglie. Con questa iniziativa puntiamo al coinvolgimento di dipendenti e collaboratori in un percorso comune orientato alla crescita aziendale ma anche personale”. “Uno dei nostri punti di forza – continua – è proprio quello di aver cercato di creare in azienda un clima sano, familiare, collaborativo”. “Con Reaction to Value puntiamo a istituzionalizzare questo sistema di valori”, conclude Terracciano.  

Il 2022 in crescita di Tgroup 

Nel 2022, il gruppo Tgroup è passato da 950 dipendenti (dato al 2021) a 1.100. La flotta dei mezzi a disposizione è oggi pari a 950, mentre nel 2021 i veicoli erano 790. Le piattaforme sono aumentate di 5 unità, passando da 31 alle attuali 36. Tgroup è stata inserita tra le aziende italiane “Leader della Crescita” dal Sole 24 Ore ed è stata certificata per aver svolto il  programma ELITE, di  Borsa Italiana

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[vc_row][vc_column][vc_column_text]Gestire la logistica del magazzino è una sfida importante per le aziende del comparto spedizioni. L’attuale scenario è caratterizzato da continue interruzioni della supply chain, dopo due anni di pandemia e un conflitto in corso tra Russia e Ucraina. Una situazione resa ulteriormente complessa dall’incremento costante dei volumi del commercio elettronico che ha determinato, per molte aziende, la necessità di investimenti in nuovi spazi, più ampi, per stoccare la merce.

Investire in nuovo spazio: è una scelta che fa per la tua azienda?

Uno spazio più ampio però è davvero la soluzione oppure esistono alternative che guardano ai servizi digitali in tema di gestione e logistica?

Naturalmente la risposta è legata alle diverse esigenze aziendali. Investire per l’ottenimento di più spazio a magazzino richiede sforzi economici ingenti per le imprese, senza trascurare le criticità legate alla stessa supply chain. La domanda di nuovi magazzini, infatti, è in salita e, allo stesso tempo, la costruzione di nuove strutture frena a causa dei rincari delle materie prime. Non va però trascurato un dato: il magazzino è il nodo di una rete articolata e integrata. Per questo acquistare nuovo spazio significa immaginare anche in che modo il nuovo magazzino andrà poi a impattare sulla rete delle strutture aziendali

Gli elementi da valutare per un corretto investimento

Investire su un nuovo magazzino consente alle aziende di gestire volumi maggiori di merce, ma anche di risparmiare sui costi di trasporto, se la struttura si trova in una buona posizione. 

Gli elementi, quindi, da valutare prima di un investimento del genere sono:

  • Dimensione della platea di utenza locale;
  • Numero di ordini effettuati online consegnati nell’area di riferimento;
  • Tendenze della domanda a livello macroeconomico.

Per trovare una risposta esaustiva a questi elementi di analisi è importante ricorrere ai big data e alle analisi fornite dai software specifici. L’analisi e la valutazione dei dati, infatti, consente alle aziende di pianificare la strategia più corretta, allo scopo di comprendere pienamente se l’investimento in un nuovo magazzino rappresenterà un vantaggio competitivo o semplicemente un ulteriore costo di difficile gestione.[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row]

[vc_row][vc_column][vc_column_text]Nel settore della logistica e delle spedizioni, esistono aziende “troppo piccole” per avviare percorsi di automazione?

Recentemente Guidance Automation ha identificato in un report i motivi che frenano le aziende, in particolare di piccole dimensioni, dalla promozione di investimenti a favore dell’automazione. Il 76% delle imprese intervistate si mostra preoccupata dai costi e dai vincoli di budget. Il 74% evidenzia la necessità di migliorare le competenze del personale. Il 63% infine ritiene che i processi di gestione del magazzino siano troppo soggetti a mutamenti per impostare una strategia a lungo termine sull’automazione. Tuttavia, un altro motivo di diffidenza piuttosto radicato è il sentirsi “troppo piccoli” per incentivare processi di automazione aziendali

Un mito che ormai non sembra più avere alcun legame con la realtà e che va assolutamente sfatato. 

Pmi avanti sulla strada dell’automazione

Le piccole e medie imprese rappresentano l’ossatura del sistema economico europeo e, così come le aziende di grandi dimensioni, devono affrontare ogni giorno nuove sfide nel campo della gestione della logistica. Due anni di emergenza sanitaria ai quali hanno fatto seguito lo scoppio del conflitto tra Russia e Ucraina stanno determinando criticità come la carenza di manodopera qualificata, l’aumento dei costi dei materiali e la difficoltà in generale di attrazione verso i lavoratori. 

Sì ad un approccio graduale

Soluzioni che guardano all’automazione in maniera graduale, come per esempio il ricorso a veicoli autonomi oppure l’introduzione di uno o massimo due robot, può essere una prima risposta ad uno scenario così complesso. Grazie a un approccio graduale e flessibile, le aziende più piccole hanno la possibilità di accedere ai vantaggi dell’automazione senza la necessità di mobilitare grandi investimenti in infrastrutture rigide e costose. L’inizio di un percorso di automazione può essere avviato anche in partnership con esperti del settore in grado di valutare le caratteristiche del magazzino, i processi aziendali e organizzativi, allo scopo di sviluppare la giusta strategia. Successivamente, attraverso una fase di prova ed adattamento, tutto il team avrà la possibilità di approcciare gradualmente alle soluzioni automatizzate[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row]

CANDIDATURA SPONTANEA